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Siamo veramente investitori passivi?
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Marlie ChungerTop·3 maggio 2026 alle ore 20:12Propongo una riflessione sulla necessità (o meno) di includere nelle simulazioni e nelle pianificazioni un "correttivo" per scontare il fatto che saremo probabilisticamente più attivi di quello che vorremmo.
1) problema dei rendimenti storici linearizzati": le stime lineari di interesse composto che spesso euristicamente si usano presuppongono un buy&hold sull'indice, senza considerare quindi l'attività dell'investitore, e quindi sono ottimistiche perché eliminano il gap tra investment (indice, buy & hold) e investor return (scelte sì indicizzate, ma attive nel tempo: picchi di prelievo e di versamento).
2) anche in una simulazione più sofisticata che usa n combinazioni di sequenze storiche (es Montecarlo), di fatto utilizzo comunque questi rendimenti dell'indice
3) però abbiamo evidenza empirica che la media degli investitori non è veramente passiva, ad es i risultati del report Morningstar "Mind the Gap" mostrano gap di rendimento annuale tra investment return (indice) e investor return molto ampi.
Perché mi pongo il problema: io, come investitore "medio/mediano" (cioè né peggio né meglio degli altri a fare buy&hold), non posso dire ora "sarò 100% passivo e buy&hold" perché si è visto (es studio "mind the gap") che gli investitori non lo sono. La loro attività (che porta al gap) viene spesso liquidata come "irrazionalità/incapacità", e si sottostima quanti investitori sono costretti dalle circostanze a "vendere in perdita". Siccome queste circostanze sono eventi randomici/imprevisti, e che quindi possono colpire anche me, almeno una parte di quel gap lo dovrei sottrarre al rendimento massimo dato dal buy&hold come stima della mia futura attività "involontaria". In alternativa, posso avere un fondo di emergenza più consistente ma il "cash drag" che questo comporta lo devo ugualmente considerare nei rendimenti.
Domanda: mi interesserebbe quindi se ci sono studi che aiutano a integrare il concetto in modo sensato nella pianificazione? Quale è il vostro ragionamento? Avete contro-argomentazioni?
Ciao!
1) problema dei rendimenti storici linearizzati": le stime lineari di interesse composto che spesso euristicamente si usano presuppongono un buy&hold sull'indice, senza considerare quindi l'attività dell'investitore, e quindi sono ottimistiche perché eliminano il gap tra investment (indice, buy & hold) e investor return (scelte sì indicizzate, ma attive nel tempo: picchi di prelievo e di versamento).
2) anche in una simulazione più sofisticata che usa n combinazioni di sequenze storiche (es Montecarlo), di fatto utilizzo comunque questi rendimenti dell'indice
3) però abbiamo evidenza empirica che la media degli investitori non è veramente passiva, ad es i risultati del report Morningstar "Mind the Gap" mostrano gap di rendimento annuale tra investment return (indice) e investor return molto ampi.
Perché mi pongo il problema: io, come investitore "medio/mediano" (cioè né peggio né meglio degli altri a fare buy&hold), non posso dire ora "sarò 100% passivo e buy&hold" perché si è visto (es studio "mind the gap") che gli investitori non lo sono. La loro attività (che porta al gap) viene spesso liquidata come "irrazionalità/incapacità", e si sottostima quanti investitori sono costretti dalle circostanze a "vendere in perdita". Siccome queste circostanze sono eventi randomici/imprevisti, e che quindi possono colpire anche me, almeno una parte di quel gap lo dovrei sottrarre al rendimento massimo dato dal buy&hold come stima della mia futura attività "involontaria". In alternativa, posso avere un fondo di emergenza più consistente ma il "cash drag" che questo comporta lo devo ugualmente considerare nei rendimenti.
Domanda: mi interesserebbe quindi se ci sono studi che aiutano a integrare il concetto in modo sensato nella pianificazione? Quale è il vostro ragionamento? Avete contro-argomentazioni?
Ciao!
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